Il pianoforte, re degli strumenti

Un fortepiano dell'epoca di Mozart (seconda metà del Settecento), restaurato
Un fortepiano dell’epoca di Mozart (seconda metà del Settecento), restaurato

Quando Bartolomeo Cristofori (1655-1731), negli ultimi anni del ‘600 inventò il suo Gravicembalo col piano e col forte, poi ribattezzato Fortepiano, probabilmente non immaginava di aver creato il prototipo dello strumento che per secoli (sino a tutt’oggi) avrebbe dominato l’universo musicale: il Pianoforte (semplicemente Piano per gli anglosassoni). La sua idea era stata quella di sostituire al tradizionale sistema a pennette che pizzicavano le corde, caratteristico del Clavicembalo, con un sistema di leve che muovevano un martelletto che percuoteva le corde mediante un particolare sistema chiamato scappamento, capace di dosare l’intensità della percussione. Da qui il nome fortepiano, successivamente diventato pianoforte. L’innovazione, all’epoca ancora molto rudimentale, permetteva di dosare l’intensità tramite il tocco, donando così al fortepiano una gamma di sonorità, dal pianissimo al fortissimo, sconosciuti al vecchio clavicembalo. Significava aver donato allo strumento una possibilità di espressione mai udita prima.

Ci volle però oltre mezzo secolo, fino agli anni ’60 del ‘700, perché il pianoforte soppiantasse definitivamente il clavicembalo, mettendolo in soffitta, e da allora il suo suono domina la musica in tutto il mondo. Anche ai giorni nostri, in cui i suoni computerizzati la fanno da padrone, il pianoforte resta lo strumento principe per esecutori e compositori. E’ al contempo strumento solista, accompagnatore, suona in orchestra e nei piccoli gruppi strumentali, è un ausilio fondamentale per i compositori.

Va detto, però, che il fortepiano del ‘700 aveva un suono meno ricco di quello attuale, un po’ legnoso, più secco e meno meno virtuosistico, non molto potente, ma già in grado di esprimere nuovi mondi musicali nelle opere di Mozart e di Beethoven.

Ascoltiamo un pezzetto di un concerto di Mozart – il n. 22 K482 [K è la sigla del catalogo delle musiche di Mozart redatto dal musicologo e botanico tedesco Ludwig Alois Friedrich Ritter von Köchel] eseguito su un fortepiano dell’epoca ed accompagnato da un’orchestra che suona strumenti d’epoca: https://www.youtube.com/watch?v=5aeLhUEfejg

Ed ecco lo stesso concerto eseguito da un’orchestra moderna e da un pianoforte attuale. Il suono è certamente molto più ricco e potente, ma perde forse un po’ del fascino del suono dei primi pianoforti: ttps://www.youtube.com/watch?v=iBYwUzyNTps

E’ sorprendente pensare che musicisti come Mozart e Beethoven abbiano composti i propri capolavori avendo a disposizione strumenti ancora così imperfetti come il vecchio fortepiano!

Sarà poi nell’800, il secolo d’oro del pianoforte, che questo strumento sarà oggetto di un perfezionamento che lo porterà ai livelli attuali di perfezione sonora, anche sotto la spinta delle opere di compositori del calibro di Schubert, Chopin, Schumann, Liszt, Brahms, Debussy. Sono di quel secolo due innovazioni fondamentali: la costruzione del telaio in ghisa (prima era in legno), che gli donerà una robustezza di struttura e sonora eccezionale, e il doppio scappamento, che permetterà una maggior velocità di esecuzione, portandolo a livelli di virtuosismo eccezionali.

Un pianoforte gran coda, adatto alle grandi sale da concerto
Un pianoforte gran coda, adatto alle grandi sale da concerto

Attualmente esistono due tipi di pianoforte: il pianoforte a coda (orizzontale) di dimensioni che variano fra i 140 ed 300 cm di lunghezza (si parla di mezza coda, tre quarti di coda, coda e, per i modelli da concerto più imponenti, di gran coda); altra struttura è invece quella del pianoforte verticale, adatto principalmente allo studio, ancora oggi molto diffuso nelle case civili.

la meccanica dei due strumenti ha molti punti in comune ma, ovviamente, lo spazio minore a disposizione dei modelli verticali obbliga a dei compromessi costruttivi che ne limitano la qualità sonora rispetto ai grandi modelli da concerto. In compenso ne guadagnano le tasche dei compratori: mentre un baby verticale i modelli da studio più piccoli può costare attorno ai 3-4000 Euro, un gran coda da concerto delle marche più importanti (Steinway, Boserdorfer, Fazioli) può tranquillamente superare i 150.000 Euro di costo.

Un pianoforte verticale
Un pianoforte verticale

La struttura di un pianoforte a coda è molto complessa, e ci limiteremo, di seguito, a citare le parti principali. Al riguardo, puoi vedere un’interessante serie di clip video presenti sul sito ufficiale della Fazioli, una delle più rinomate case produttrici di pianoforti da concerto mondiali, che ha sede in Friuli.

In tre serie di clip ci descrive l’intero ciclo di produzione di un pianoforte da concerto, completamente realizzato artigianalmente, il cui ciclo di produzione può superare i 4 anni [in teoria, perché, ovviamente, nella pratica non vengono prodotti uno alla volta, e quindi i tempi di assemblaggio sono inferiori.] 

http://www.fazioli.com/it/fazioli/filosofia

Naturalmente nel caso di pianoforti prodotti industrialmente in serie, come molti cinesi o coreani, i costi risultano molto inferiori ma inevitabilmente lo è anche la qualità.

pianomecc.
La meccanica del tasto, ne esiste una per ognuno degli 88 tasti del pianoforte

La struttura di un pianoforte è composta, grossomodo, da 4 parti:

1) la cassa armonica, il mobile vero e proprio, destinato a contenere la meccanica dello strumento e le corde, ed a trasmetterne nel miglior modo possibile il suono, che, specie nella tavola armonica necessità di una lavorazione lunga e assai raffinata

2) il telaio, in ghisa, destinato a sopportare lo sforzo delle circa 200 corde in acciaio tese all’inverosimile, suddivise in gruppi di tre o di due, mentre quelle più gravi sono singole ma ricoperte di una spirale di filo di rame

3) la tastiera, composta di 88 tasti, per oltre sette ottave di estensione

meccanic: tasti, meccaniche, martelliera
Il blocco tasti, meccaniche, martelliera

4) la martelliera, vero proprio cuore del pianoforte, invisibile perché contenuta all’interno dello strumento, ma composta delle meccaniche (una per ogni tasto) e dalla serie dei martelletti e degli smorzatori che hanno il compito di percuotere le corde e di smorzare il suono.

Concludiamo questa lezione, inevitabilmente molto sintetica, con alcuni ascolti di brani per pianoforte:

– il Notturno in do diesis minore, opera postuma [cioè pubblicata dopo la morte dell’Autore] di Fryderyck Chopin, il compositore polacco che maggiormente ha legato il suo nome al pianoforte, suonato dal pianista genovese Adolfo Barabinohttps://www.youtube.com/watch?v=9zxNrQuxfNY.

– Il pianista Stefano Bollani in un rag-time di Scott JoplinMaple Leaf Raghttps://www.youtube.com/watch?v=SjbjcrO3t1U.

Annunci

Un pensiero su “Il pianoforte, re degli strumenti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...