Chopin, un mondo in sedici battute, il preludio op. 28 n. 7

Frédéric_Chopin_d'après_un_portrait_de_P_Schick,_1873
Fryderyk Chopin in un ritratto postumo di P. Schick, del 1873.

Fryderyk Chopin, polacco con origini francesi (Żelazowa Wola, 22 febbraio 1810 – Parigi, 17 ottobre 1849) è universalmente conosciuto come il più importante compositore di musica per il pianoforte ed anche uno dei massimi rappresentanti del Romanticismo musicale.

Romanticismo, un termine che ci fa pensare ad una grande libertà formale ed espressiva, in contrapposizione con la correttezza formale [il rispetto delle regole, della forma] del Classicismo.

Libertà formale significa potersi esprimere superando o addirittura negando i vincoli posti dalle tradizioni e dagli usi del tempo, almeno per quanto riguarda la forma della musica, la struttura del discorso musicale. Seguire il proprio pensiero – libero ma per questo non meno logico – senza dover sottostare rigidamente a regole e schemi preesistenti.

Significa potersi esprimere ampliando il discorso musicale, ed infatti i compositori romantici ed i loro eredi dilatarono enormemente i tempi delle loro composizioni ma anche l’esatto contrario: restringere il discorso in poche frasi capaci di esprimere un vero e proprio “discorso” in poche battute.

Chopin fu uno dei maggiori esponenti di questo modo di intendere la musica: la maggior parte delle sue composizione – Preludi, Notturni, Valzer, Mazurke, tutte dedicate al pianoforte in veste di solista – rappresentano brevi composizioni, perfette nella loro apparente semplicità.

Delfina_Potocka_4
Delfina Potocka

Chopin raggiunge il culmine nel suo Preludio n. 7 opera 28 [il settimo della serie di preludi raggruppati sotto il numero 28 del suo catalogo di composizioni]. La composizione, celeberrima, nacque a Parigi in seguito alla richiesta di un’allieva di Chopin, la bellissima contessina Delfina Potocka (1807-1877), di annotarle sul quaderno di musica un ricordo personale. Il compositore stese sulla carta, sul momento, queste sedici battute che rappresentano senz’altro la più breve composizione del periodo romantico [il brano dura meno di un minuto] e sembrano riassumere in sé tutta la dolcezza struggente del ricordo della patria lontana, ma anche, per noi che l’ascoltiamo due secoli dopo, il sapore di un tempo ormai lontano, ma indelebilmente impresso nel nostro essere. Un omaggio incomparabile per la bella allieva, destinataria inaspettata di una delle composizioni più famose dell’800.

Il brano, in La Maggiore, è in sé molto semplice: il tema, di 8 battute, si presenta come una figurazione ritmica quasi esitante che si ripete ogni due battute (quindi quattro volte) seguendo una logica stringente nonostante il suo (apparente) abbandono. Le successive otto battute ne rappresentano lo sviluppo e la logica conclusione, evocata dalla sospensione (non scritta, ma ben presente nell’idea musicale) della 12^ battuta, dove il discorso sembra impennarsi brevemente per creare un’attesa che porta alla naturale conclusione.

Ascoltiamo il Preludio n. 7, op. 28 di Fryderyk Chopin, nell’esecuzione del pianista Claudio Arrauhttps://www.youtube.com/watch?v=LKT9TFvUV90

Incredibile come si possa condensare tante sensazioni in poche note, vero?

Ecco lo spartito, puoi seguire la musica senza grandi difficoltà:

preludio

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