Pacific 231, la musica della macchina

Parlando della musica a programma, abbiamo sottolineato come questo genere, particolarmente in voga nella seconda metà dell’800 e nella prima del ‘900, traesse spesso ispirazione da immagini e suggestioni legate a trame letterarie, vicende storiche o di fantasia, ambienti naturali o idee filosofiche.

Ma non tutti i compositori hanno tratto ispirazione da argomenti così tradizionali.  C’è anche chi si è cimentato, con successo, nella descrizione… di una locomotiva.

E’ il caso di Arthur Honegger, compositore svizzero nato a Le Havre nel 1892 e morto a Parigi nel novembre del 1955, esattamente sessant’anni fa.

Honegger, nel 1923, dedicò un suo “movimento sinfonico” (in sostanza un breve poema sinfonico) ad una delle piu belle locomotive in servizio nelle linee francesi, la Pacific 231, utilizzata sulle lunghe tratte con carichi pesanti (la lettura corretta del nome sarebbe in realtà Pacific 2-3-1)

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Una locomotiva Pacific 231

Honegger era un appassionato di questo genere di macchine, che all’epoca della composizione del pezzo erano un prodotto di punta della tecnologia del settore ferroviario.

Lui stesso ha voluto così spiegare la sua scelta di comporre Pacific 231: “Ho sempre amato le locomotive con passione; per me sono esseri viventi, e le amo come altri possono amare le donne o i cavalli. Nel “Pacific” quello che ho cercato di fare non è l’imitazione dei rumori della locomotiva ma la traduzione d’un’impressione visiva e di un godimento fisico in una costruzione musicale. La composizione parte da una contemplazione oggettiva: il respiro tranquillo della macchina in riposo, lo sforzo dell’avviamento, e poi il progressivo aumento della velocità finché si arriva allo stadio lirico o patetico di un treno di trecento tonnellate lanciato in piena notte a 120 all’ora. Ho scelto a oggetto della composizione la locomotiva di tipo “Pacific n. 231” per i convogli pesanti dalle grandi velocità“.

[Attenzione! Con il termine “lirico” si intende “poetico” e con “patetico” non si intende, come potresti pensare, “che fa pena”, bensì “colmo di pathos“, cioè di emozione]

Il pubblico e la critica dell’epoca non capirono a fondo le intenzioni dell’autore e il brano ebbe dapprima molte critiche, considerato la follia di una mente poco stabile ed un’accozzaglia di rumori, ma col tempo la sua idea di esprimere in musica sensazioni ed emozioni derivanti dalla visione di una macchina cosi potente in piena azione acquistò maggiore credibilità ed ora il brano è considerato un “classico” del ‘900, assieme a d altre composizioni come Rugby (1928) dello stesso Honegger e Fonderia d’acciaio di Mosolov.

Ora riflettiamo brevemente sulla composizione di Honegger.

Arthur Honegger (1992-1955)
Arthur Honegger (1892-1955)

Lo stesso autore dice di non aver voluto descrivere la macchina, ma le sensazioni ed il piacere fisico della visione della macchina. Ancora una volta la musica non esprime immagini precise e finite, ma si incarica di rappresentare le emozioni del compositore. Non una mera descrizione della locomotiva, quindi, ma un poema di sensazioni. Una visione poetica della macchina, immaginata come un essere vivente che freme, stride, si lancia nella notte portando con se le vite di centinaia e centinaia di persone, i loro sentimenti, i loro pensieri.

Ora ti suggerisco un esercizio di riflessione personale: ascolta con attenzione, anche più volte, Pacific 231, provando a ricreare nella tua mente le immagini che la musica ti suggerisce.  Non ti fermare alla descrizione dei rumori della macchina. Prova ad immaginarne il lato poetico, a pensarla come qualcosa di possente, dotato di una vita propria.

https://www.youtube.com/watch?v=7wrI8oeS5SI

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Jean Mitry (1907 – 1988)

Ci sei riuscito? Ora puoi confrontarti con un altro artista che ha fatto la stessa cosa, ma, come regista, ha affidato alla cinepresa ed a un eccezionale montaggio, le stesse immagini liriche: Jean Mitry, nel 1949, ha realizzato il cortometraggio “Pacific 231” con il quale ha vinto il premio per il montaggio al Festival Cinematografico di Cannes dello stesso anno.

E’ un film molto interessante perchè Mitry non utilizza la musica come sottofondo delle immagini: al contrario, materializza attraverso le immagini, rendendole quindi tangibili, le sue sensazioni all’ascolto del brano. Esattamente quello che tu hai cercato di fare idealmente. Lui lo ha realizzato compiutamente sfruttando il suo talento di regista e ci è riuscito egregiamente.

Osserva il filmato (clicca sul link qua sotto) e confrontalo con la tua personale visione che hai elaborato durante l’ascolto. Probabilmente capirai cosa intendeva Honegger nel descrivere le sue intenzioni.

https://www.youtube.com/watch?v=rKRCJhLU7rs

 

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