Zadok the Priest, due inni a confronto

Gli inglesi, si sa, sono molto gelosi delle loro tradizioni. La storia del Regno Unito è costellato di cerimonie ufficiali, incoronazioni, matrimoni reali, nascite e occasioni rituali, in cui ancora oggi la monarchia inglese sfoggia il suo sontuoso abito formale.

The Annual Diplomatic Corps Reception At Buckingham Palace
La famiglia reale inglese

Tradizioni da mantenere ancora a lungo o ormai superate? Il dibattito non ci riguarda direttamente, anche se non possiamo non notare con un po’ di invidia come esse siano il segno di un sentimento di appartenenza che forse noi italiani non conosciamo. Comunque sia, noi possiamo essere solo spettatori di tanta religiosa attenzione verso il passato e verso i valori che il popolo britannico custodisce gelosamente, ma con un po’ di attenzione potremo accorgerci anche di qualche curiosità. Non sempre, infatti, le tradizioni britanniche sono rispettate così rigidamente e capita che gli stessi sudditi di Sua Maestà prendano talvolta spunto per arricchire ed accompagnare altre occasioni molto meno sacrali anche se magari altrettanto oceaniche.

Vogliamo verificare se questa osservazione ha un fondamento di verità?

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Georg Friedrich Handel (1685/1759)

Prendiamo ad esempio l’Inno per l’Incoronazione che uno dei massimi musicisti barocchi, Georg Friedrich Händel, compose nel 1727 in occasione dell’incoronazione di Re Giorgio II, figlio di Giorgio I, capostipite della stirpe reale degli Hannover, a cui anche l’attuale Regina Elisabetta II appartiene.

Il titolo, Zadok the Priest, fa riferimento ad un personaggio biblico che troviamo nel Libro dei Re, Zadok, Sommo Sacerdote del Tempio che, morto Re Davide, unge con olio di oliva ed essenze il capo di Re Salomone durante la sua incoronazione. Per questo motivo, ancora oggi, durante le cerimonie di incoronazione dei re e delle regine inglesi, questo inno viene cantato al momento dell’unzione.

Il testo è abbastanza semplice: Zadok the Priest and Nathan the Prophet anointed Solomon KingAnd all the people rejoic’d, and said: «God save The King, long live The King, may The King live forever! Amen, Hallelujah!»

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Zadok, il Sommo Sacerdote, in una rappresentazione moderna

L’inno, tradizionale per la monarchia inglese, è stato utilizzato anche da altri reali, per esempio in occasione delle nozze del principe Federico di Danimarca nel 2004. In quell’occasione fu cantata prima dell’ingresso della sposa.

Ascoltiamolo con attenzione in questa clip che mostra anche alcuni spezzoni di filmati d’epoca relativi alle cerimonie solenni della corona inglese, tra cui alcuni momenti dell’incoronazione dell’attuale Regina Elisabetta, avvenuta nell’ormai lontano febbraio del 1952. E’ preceduto dagli squilli della fanfara delle guardie della Regina nella loro famosa divisa rossa.

Hai riconosciuto qualcosa? Molto bene, ma andiamo per gradi.

Dopo l’introduzione della fanfara delle trombe (che non fa parte dell’inno), sullo scorrere delle immagini delle carrozze reali inizia una prima parte che ha chiaramente la funzione di introduzione. Gli archi, con una progressione di arpeggi creano un’atmosfera di attesa fino all’attacco trionfale del coro che sembra cantare ad una solo voce (in realtà si tratta di una omoritmia).

Qui avrai certamente riconosciuto il tema dell’inno della Champions League!

Segue una seconda parte piu complessa (“…and all the people rejoiced”) e unma terza, sulle parole God save the King e Amen, ricca di vocalizzi, che funge da conclusione.

Prova a riascoltare la prima parte (archi, poi coro sulle parole “Zadok the Priest and Nathan the Prophet anointed Solomon King”)

Ora ascolta l’Inno della UEFA Champions League, nella sua versione originale, “riscritta” dal compositore inglese Tony Britten nel 1992 ed eseguito dalla Royal Philharmonic Orchestra di Londra. Confronta le due versioni.

Tony Britten ha abbreviato gli arpeggi iniziali e vi ha sovrapposto il coro inserendo piccole variazioni. Quindi ha cancellato la seconda e terza parte, quelle più impegnative e complesse , continuando ad elaborare il tema iniziale.

Ovviamente è completamente cambiato il testo, molto meno “biblico” e scritto nelle tre lingue ufficiali della UEFA, l’inglese, il francese ed il tedesco:

Ce sont les meilleures équipes
Sie sind die allerbesten Mannschaften
The main event
Die Meister
Die Besten
Les Grandes Équipes
The Champions
Une grande réunion
Eine große sportliche Veranstaltung
The main event
Ils sont les meilleurs
Sie sind die Besten
These are the champions.

(Trad.: Queste sono le migliori squadre/l’evento sportivo più importante/questi sono i campioni.)

Insomma, anche i compassati e tradizionalissimi inglesi, quando si tratta di affari non si fanno scrupoli e pescano a piene mani dalla musica del passato, anche da quella più “sacra”.

Però dobbiamo ammettere che, dal punto di vista dell’immagine (e quindi del marketing), il lavoro di rammendo confezionato da Tony Britten è ben riuscito, ragion per cui, se a qualcuno capiterà di ascoltare l’antico inno in un film o nella telecronaca di una cerimonia reale, potrà esclamare: “Ma questo è l’inno della Champions!“, certo che nessuno lo guarderà male. In fin dei conti, se Händel scrisse questo inno per un’occasione “regale”, Tony Britten lo ha rielaborato per un’occasione “mondiale”!

(fine)

 

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