Come parla la musica (2): Mozart e il principio del Destino comune

Nella prima lezione del ciclo abbiamo fatto conoscenza con la musica del compositore francese Maurice Ravel e con il principi gestaltici della Buona continuazione e della Vicinanza.

[Ricordiamoci che la Gestalt (in tedesco: forma) è stato, nel XX secolo, un importante indirizzo di studi nel campo della psicologia che si occupava della percezione delle forme visive.]

Mozart
W. A. Mozart

Oggi ritroviamo un compositore molto noto nel pur sterminato mondo della musica: Wolfgang Amadeus Mozart (1759-1791), il genio musicale salisburghese.

[…Sai dov’è Salisburgo? Se non lo sai vallo immediatamente a cercare sulla cartina dell’Europa centrale! Oggi fa parte di uno stato europeo, ma ai tempi di Mozart era un piccolo principato sottomesso all’Imperatore del Sacro Romano Impero Giuseppe II di Asburgo Lorena].

Mozart è senza dubbio uno dei nomi più importanti dell’universo musicale. Fu un vero e proprio genio della sua arte, bambino prodigio prima, compositore incredibilmente fecondo dopo, fino alla sua morte prematura, a soli 35 anni.

Ascoltiamo un suo celeberrimo brano sacro e vocale (cioè cantato): l’Ave Verum, una preghiera in latino che Mozart musicò per quattro voci (soprano, la più acuta femminile; contralto, la più grave femminile; tenore, la più acuta maschile e basso, la più grave maschile. Ciò significa che il coro è diviso in quattro gruppi che cantano assieme, uno per ogni voce (e per ogni rigo, come potrai vedere).

Se hai ascoltato con attenzione avrai notato come non sempre (anzi, quasi mai) sia possibile distinguere con facilità le singole voci (cioè i diversi gruppi) che si fondono in un unico insieme: infatti Ave Verum è un brano contrappuntistico, cioè basato sul contrappunto, la tecnica usata dai musicisti per costruire musica utilizzando diverse voci sovrapposte, una vera e propria scienza artistica con regole molto precise. I brani scritti con tecnica contrappuntistici si dicono “polifonici” (polifonia = molte voci).

Il risultato è una fusione delle voci talmente fitta che solo un orecchio allenato è in grado di distinguerle fra di loro, separandole idealmente.

Ma perché l’orecchio sente tutte le voci come un unico insieme?

Qui entra in gioco un altro dei principi gestaltici di raggruppamento: il principio del Destino comune.

il-libro-della-giungla-live-action-curiosita-06Analogamente ai principi già visti, quelli della Buona continuazione e della Vicinanza, anche il principio del Destino comune prende vita dagli studi della Gestalt e si rivela importante per la sopravvivenza delle specie: infatti, una serie di linee (o di suoni) che si muovono insieme e tendono a formare un tutt’uno per i nostri sensi, permettono di distinguere meglio le forme su uno sfondo. Immaginate per esempio un predatore sullo sfondo del fogliame della giungla, o un insieme di suoni regolari sullo sfondo sonoro della natura.

In sostanza, il nostro cervello percepisce le quattro voci del coro, che si muovono armonicamente, come un insieme unico che si distingue da tutto il resto dei suoni che e lo identifica come un modo sonoro a sé.

Allora possiamo pensare che anche il contrappunto musicale costruisca le sue fondamenta sui principi di sopravvivenza che il nostro cervello ha ereditato dai millenni di evoluzione della specie.

Proprio così, una delle costruzioni artistiche più umane, quale la musica contrappuntistica, trae le sue origini da principi naturali atti alla sopravvivenza animale.

E’ come se nel cervello fosse impiantato una specie di sistema operativo molto evoluto – un firmware – capace di guidare tutte le sue azioni, anche le più complesse e raffinate, in qualunque campo.

Fermiamoci qua, per ora, ma il nostro discorso su Mozart e sul principio del Destino comune proseguirà ancora, perché quando si parla di musica non tutto è così semplice…

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4 pensieri su “Come parla la musica (2): Mozart e il principio del Destino comune

    • Grazie, presto la terza parte, anche se ahimè, sembra che non abbia destato molto interesse, forse a causa dell’apparente difficoltà dell’argomento. Eppure basterebbe leggerlo per rendersi conto che non è per niente difficile… pigrizia?

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